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"Ci sono sempre parole". Le cento novelle di Valdelsa e una mostra su nessuno.

Per Espoarte



2/10/2020

 

"CI SONO SEMPRE PAROLE". LE CENTO NOVELLE DI VALDELSA E UNA MOSTRA SU NESSUNO

Certaldo, Gambassi Terma e il territorio dell'empolese Valdelsa | #REPORT
Certaldo | Palazzo Pretorio | STONER. LANDING PAGES | 5 settempre 2020 – 10 gennaio 2021

 

 Immagini

 

 

 

Giunto alla seconda edizione biennale, il [non]Festival delle narrazioni popolari (e impopolari) “Ci sono sempre parole” – come ha voluto battezzarlo acrobaticamente Andrea Zanetti, ideatore e direttore artistico insieme a Cinzia Compalati – propone un programma composito per unire, svelare ed estendere il valore del territorio intorno ai borghi antichi della Valdelsa, a pochi chilometri da Firenze. Il [non]Festival è stato reso possibile grazie alla promozione di Young Artists Bay e del MuDEV – Museo diffuso Empolese Valdelsa, costituitosi come rete di eccellenze territoriali storiche e culturali, ivi compreso il Palazzo Pretorio di Certaldo dove Zanetti ha curato la mostra “Stoner. Landing pages”.

Stoner è il protagonista omonimo del romanzo di John Edward Williams entrato nella famiglia degli antieroi letterari della modernità, dissociati e a volte autoesclusi da una piena appropriazione della vita. A differenza del kafkiano Gregor Samsa, o di Zeno e Perelà, nessuna eccentricità psicologica o fantastica caratterizza la vita di Stoner. Essa non possiede alcuna energia per distinguersi dalle anonime esistenze che brulicano tra le storie della quotidianità. La sua frequenza si modula come un fruscio mediotonale e uniforme, senza avventure, senza eccessi, senza drastiche scelte. Nessun atto eroico, neanche tra quelle piccole eccezionali prodezze di quotidiano coraggio che a volte la vita comune di ognuno è capace di donare. Stoner ha un vero amico e un acerrimo avversario, ma nessuna relazione lo spinge ad atti di violento sentimento. Conosce il vero amore nell’adulterio, ma lo abbandona forse per abitudine verso il suo status coniugale. Alla fine muore – la sua morte è annunciata fin dalle prime pagine dall’autore stesso – e si prova la sensazione che se avesse potuto scegliere avrebbe deciso di continuare a vivere, non per attaccamento al mondo, ma per non fare, ancora una volta, una vera scelta e lasciare tutto com’è.

La mostra di Andrea Zanetti, basata sull’idea drammaturgica di far impersonare ogni figura del romanzo da altrettanti artisti, spinge il tema classico del ritratto verso l’ambito letterario, dove fisionomie e psicologie intangibili prendono corpo solo nello spazio immaginifico proprio alla lettura. La trama impalpabile della scialba vita di Stoner si materializza così nell’assenza di racconto tra le opere, che lasciano solo intuire il tessuto di relazioni tra i vari personaggi, resi però vivi dalla creatività degli autori in mostra. Stefano Lanzardo e Eleonora Roaro sono le voci di Stoner e di sua moglie nell’installazione videosonora di Emiliano Bagnato, che mette in scena le contraddizioni affettive della figlia della coppia in crisi. Relazioni che concordano con le interpretazioni dei due genitori: lui, anonimo e quasi fantasmatico, senza volto e depsicologizzato nelle fotografie di Lanzardo; la madre, Edith, nella suggestiva performance monocroma di Roaro. Nel suo video Roberta Montaruli disegna la labile presenza dell’amante. Katherine è appassionata, ma costretta a fantasticare e progettare futuri che si cancellano nella perpetua esitazione dell’amato, e a ricostruire memorie destinate a dissolversi senza lasciare traccia, fino all’uscita senza clamori, quasi inavvertita, del personaggio dal romanzo. Poi ci sono gli altri, il rivale astioso nell’opera di Zino, l’amico (Mauro Fiorese), il padre di Stoner (Giuliano Tomaino).

Stoner è la perfetta antitesi di un altro protagonista nascosto del [non]Festival, questa volta realissimo, storico, e con un carattere felicemente disponibile alle attrazioni mondane. Per una singolare coincidenza con il momento che stiamo vivendo, Giovanni Boccaccio fece ritirare sulle stesse colline intorno a Firenze i dieci ragazzi del Decameron, al sicuro dalla peste che si diffondeva nei centri urbani. A pochi metri dal Palazzo Pretorio si trova, infatti, la casa della famiglia Boccaccio, un altro punto di incantevole interesse culturale incluso nel MuDEV.

Katherine potrebbe essere tra le destinatarie del Decameron, dedicato da Boccaccio proprio agli amanti afflitti da pene d’amore, dilettandoli con racconti gioiosi e storie consolanti. L’unico personaggio che non troverebbe mai posto tra le novelle dei dieci ragazzi è proprio Stoner, perché la sua insipida e anodina presenza all’interno del consorzio umano è in netto contrasto con il gustoso realismo di Boccaccio, mirato ad esaltare l’intraprendenza e la scaltrezza umana, la sensualità e l’istinto amoroso, fino alla licenziosità e al piccante corteggiamento.

Il convegno tra le colline fiorentine (sullo sfondo di una pandemia. Sic) e il racconto orale delle cento novelle boccaccesche segnano un’altra analogia con il [non]Festival di Zanetti. Le “narrazioni popolari (e impopolari)” sono le storie di vita personale raccontate a viva voce da alcuni cittadini dei borghi, con i loro drammi e i riscatti, le pene e gli stenti per superarle, gli incidenti e le felicità, che nel loro scorrere hanno pervaso di empatia ed emozioni lo spazio di fusione tra la collettività e le persone, dando luogo ad una dimensione del tempo che sta per essere travolta dalle relazioni digitali.

Nell’itinerario del MuDEV che fa da sfondo al [non]Festival non vanno assolutamente tralasciati la Pieve di Santa Maria a Chianni di Gambassi Terme, rimasta inalterata dall’epoca romanica, edificata circa ottocento anni fa in pietra arenaria gialla, con la facciata che s’accende di splendida luce calda nelle ore tardopomeridiane; il percorso di cappelle della Gerusalemme di San Vivaldo a Montaione, ricca di vivide sculture in terracotta policroma, che dal Cinquecento dovevano far rivivere ai pellegrini la Passione di Cristo con intenso accoramento e commozione; e ancora Vinci, la città di Leonardo, Empoli e tutto il territorio della Valdelsa con i musei locali.

 

 


CI SONO SEMPRE PAROLE
[non] FESTIVAL delle NARRAZIONI POPOLARI (e IMPOPOLARI)
Seconda edizione
Certaldo, Gambassi Terme e il territorio dell’empolese valdelsa

11-12-13 settembre 2020

Stoner. Landing pages
Mostra liberamente ispirata al romanzo Stoner di John Williams
Emiliano Bagnato, Mauro Fiorese, Stefano Lanzardo, Roberta Montaruli
Eleonora Roaro, Jacopo Simoncini, Giuliano Tomaino, Zino
a cura di Cinzia Compalati ed Andrea Zanetti

5 settembre 2020 – 10 gennaio 2021

Palazzo Pretorio, Certaldo

 

 

 

Stefano Lanzardo, In me tu vedi, stampa ai pigmenti, p.a., 2016 - alias Stoner #1. Ph. Stefano Lanzardo

 

 

 

Roberta Montaruli, K.D., video animazione, 4’18’’, 2016 - alias Kathrine #2. Ph. Stefano Lanzardo

 

 

 

Eleonora Roaro, Forever Yours (alias Edith), performance, video e installazione, 2016. Palazzo Pretorio, Certaldo, 2020. Ph. Sirio Zabberoni

 

 

 

 

 Mauro Fiorese, dal progetto Libra in Cancer (alias Finch), stampa ai pigmenti, open edition, 2014-2016. Palazzo Pretorio, Certaldo, 2020. Ph. Sirio Zabberoni

 

 

 

 

 Zino, Sono Lomax, stampa digitale su tela sintetica, pennarello, realtà aumentata, 2016 - alias Lomax #1. Ph. Stefano Lanzardo

 

 

 

 

Gerusalemme di San Vivaldo, Montaione, Cappella dell'Andata al Calvario (dettaglio)

 

 

 

 

Gambassi Terme, Santa Maria a Chianni. Ph. Sirio Zabberoni


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.