Seguimi sui Social Network

Magazine

Magazine



Archivio Magazine

 

 

15/04/2019

THE PIEDMONT PAVILION. IDENTITA' DI LUOGO PER UNA COMMEDIA VENEZIANA

 Immagini

 

Carolyn Christov-Bakargiev e Patrizia Sandretto sono le ideatrici di un progetto che si collocherà a margine della 58a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, nella cui orbita cerca di infiltrarsi travestendosi da padiglione nazionale, ma usando un divertente camuffamento facile da smascherare. Per The Piedmont Pavilion la direttrice del Castello di Rivoli ha chiesto ufficialmente l’inclusione nel programma espositivo della kermesse veneziana. Il rifiuto altrettanto ufficiale da parte dell’Istituzione ha trasformato involontariamente l’impresa in una interferenza simile alla sfida simbolica lanciata un secolo fa da Richard Mutt.

Il “Padiglione del Piemonte” avrà la sua sede a Venezia presso i locali di Combo, progetto nato dalla visione imprenditoriale di Michele Denegri inteso a rinnovare il concetto di ospitalità rendendolo ibrido per mezzo di un’articolazione tra turismo e offerta culturale, a beneficio sia dei visitatori di passaggio sia dei residenti e della città.

Come per le incursioni clandestine di Mutt-Duchamp ci si può chiedere, dunque, cosa venga messo in questione nella frizione avvenuta tra la candidatura del Piemonte e l’assetto della Biennale, tradizionalmente organizzata in padiglioni nazionali che non ammettono la confusione con rappresentanze circoscritte alle singole regioni. Probabilmente non il concetto di nazione, che anzi viene simulato nel gioco burlesco del padiglione piemontese, e confermato proprio in virtù della richiesta di costituirsi come eccezione. La nozione toccata da questa dialettica istituzionale sembra piuttosto quella di identità territoriale, peraltro presa spesso di mira anche dalle interrogazioni artistiche favorite dai curatori della rassegna veneziana, a volte per destrutturare forme di individuazione senza possibilità di recupero, altre per riformarle mirando alla sostenibilità delle trasformazioni in atto.

L’identità piemontese è più specifica rispetto a quella nazionale? E se la prima è inglobata nella maggiore, in cosa differisce da questa? Il concetto di nazione e l’identità ad esso correlata non sono finzioni, divenute storicamente strutturali, come sembra voler dire anche la messa in scena orchestrata dai protagonisti dell’iniziativa, che si inventano uno Stato del Piemonte con tanto di governo e di collegio ministeriale immaginario, con Marianna Vecellio nelle vesti di Primo Ministro, e poi Gianluigi Ricuperati, Irene Dionisio, Renato Leotta rispettivamente Ministri della Parola, delle Comunicazioni e del Mare, e tra i Ministri senza Portafoglio anche Michelangelo Pistoletto?

Il soggetto su cui si disegna un’identità è una formazione di compromesso tra modelli diversi dislocati su più livelli tra loro connessi. Sotto quali confini si ricalca il profilo di un’identità? Quanti stadi e qualità di pressioni distribuite su diverse ampiezze entrano in gioco? Il quartiere, la città, la regione, la nazione, il continente…

Ecco perché la Dott.sa Vecellio, curatrice della mostra e Primo Ministro del fittizio Stato del Piemonte, sottolinea i caratteri di porosità e di ironia per qualificare l’iniziativa. La prima sta ad indicare il grado di permeabilità in una sostanza mutevole come quella di un’identità piemontese. L’ironia marca invece il distacco necessario per riconoscere una figura identitaria e, nel contempo, adattarsi ai suoi cambiamenti.

Con questa tendenza trova giustificazione anche la formula espositiva scelta per The Piedmont Pavilion. Christov-Bakargiev la patrocina come recupero della versatilità enciclopedica delle Esposizioni Internazionali ottocentesche, che favorivano l’incontro delle eccellenze distribuite tra tutte le discipline e nei diversi settori, dalle Belle Arti alle arti applicate e all’industria. La Biennale di Venezia volle distinguersi, in origine, per l’attenzione circoscritta alle arti visive. Il nodo del Piedmont Pavilion si inserisce, quindi, in questa dialettica storica opponendo una definizione più concentrata di identità e, nel contempo, un’idea più universale di produzione culturale, senza violare il sistema Biennale. Soggetto e Arte sono le impressioni erranti tra i termini di questa fluttuazione.

La mostra proporrà in esposizione una raccolta di produzioni materiali e intellettuali elaborate in territorio piemontese, tra cui una Fiat 500 del 1957, testi letterari di Guido Gozzano, un vettore per Marte, alcuni dispositivi ottici provenienti dal Museo del Cinema, un pregiato vino Barolo, lavori e fotografie dell’architetto-designer Carlo Mollino. Le arti visive saranno rappresentate dal già citato Michelangelo Pistoletto, con Pinot Gallizio, Piero Simondo e l’ormai onnipresente Carol Rama tra gli storici. E poi ci saranno le opere di Renato Leotta, Irene Dioniso, Diego Perrone e le fotografie urbane di Vincenzo Castella, insieme a una copia dall’opera Il quarto stato di Pellizza da Volpedo, a firma dell’artista turco Taner Ceylan, sempre in tema di identità equivoche.

E qui, forse, si può ravvisare l’unica nota controversa dell’iniziativa. Le scelte artistiche appaiono coerenti e ingenerose allo stesso tempo. Coerenti perché molti di questi Autori piemontesi sono legati alla Biennale di Venezia per qualche partecipazione passata o presente, e pare ovvio che le eccellenze individuate per rappresentare l’Italia si sovrascrivano all’ambito regionale. La coincidenza, dunque, può anche non stupire. Ingenerose perché in Piemonte si sarebbe potuto dare attenzione a molti altri artisti.

 

 

 


The Piedmont Pavilion
a cura di Marianna Vecellio

Artisti: Michelangelo Pistoletto, Diego Perrone, Piero Simondo, Vincenzo Castella, Renato Leotta, Ludovica Carbotta, Carlo Mollino, Lara Favaretto, Pinot Gallizio, Irene Dionisio

un progetto promosso e organizzato da Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Fondazione Sandretto Re Rebaudengo
con il contributo di Regione Piemonte, Compagnia di San Paolo e Combo
con il sostegno di BIG Broker Insurance Group e Fondazione CRC e la collaborazione per i prestiti di Associazione Centro Studi di Letteratura, Storia, Arte e Cultura Beppe Fenoglio o.n.l.u.s., Lavazza, Museo Nazionale dell’Automobile, Museo Nazionale del Cinema, Thales Alenia Space a Thales/Leonardo company

8 maggio 2019 – 20 luglio 2019
Inaugurazione 7 maggio 2019 ore 17.00

COMBO VENEZIA
Campo dei Gesuiti, Cannaregio 4878, Venezia

Info: www.castellodirivoli.org/the-piedmont-pavilion/

 

 

 

 

 

Michelangelo Pistoletto Venere degli stracci, 1967 riproduzione di Venere classica in cemento ricoperto di mica, stracci Venere, 130 x 40 x 45 cm; installazione, 150 x 280 x 100 cm Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino in comodato Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT

 

 

 

Diego Perrone, Pendio piovoso frusta la lingua, 2010, setole di nylon, vetroresina, ferro, finitura acrilica, 200 x 260 x 180 cm, Courtesy Fondazione Sandretto Re Rebaudengo

 

 

 

 

ISSpresso, 2015, Macchina espresso progettata per lo spazio, Courtesy Lavazza

 

 

 

 

Gallizio Pinot, Costant, Asger Jorn, Jan Kotik, Piero Simondo, Gallizio Jr, Senza titolo, 1956, olio e resina su masonite, 155 x 75 cm, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo

 

 

 

 

 

5.Piero Simondo Manifesto XXV fiera del Tartufo, 1955 inchiostro su carta, 100 x 70 cm, Fondazione Ferrero, Alba

 

 

 

 

 

 

Taner Ceylan, Volpedo’s The Fourth Estate – Copy of Taner Ceylan, 2015, olio su tela, 250 x 465 cm, Courtesy l’artista

 

 

 

 

Bepi Ghiotti, Inside Carol Rama #36, 2012-2014, stampa fine art giclèe, 52,5 x 43 cm

 

 

 

Teschio che si trasforma nella testa di Bacco, Tavola per paradosso diottrico, Grafite e acquarello su cartoncino, Gran Bretagna, I quarto XIX sec., Collezioni Museo Nazionale del Cinema – Torino. Fondo Prolo

 

 

 

 

 

 

Archivio Magazine

Equilibrium. La pax italiana sul pluralismo della scultura

FLASHBACK 2018. L'arte non ha tempo e altri racconti

Nalini Malani. Lo stato liquido del tempo e della violenza

Ugo Nespolo. Distrarre le stelle colorando i numeri

Aurore Valade. Identità multiple dalle collezioni messicane

Francesca Romana Pinzari. Ogni volta la fine delleternità

Giorgio De Chirico. Visioni metafisiche del nulla

Zonarte. Manuale di educazione all'Arte Contemporanea

Alves e Durham per Worldly Practices

Tommaso Tosco: la luna nel sole, la terra nell'uomo

Paolo Icaro. L'artista e lo spazio: un corpo unico

Elena Modorati e Simone Scardino: le voci della luce

Piero Gilardi: Rivolta per i diritti del Vivente

Filippo di Sambuy. Svasti: segno e purificazione

Davide Balliano: Spirali tecniche del tempo ottico

Esodi e Conflitti: in fuga per Calais, in fuga da Calais

Mike Nelson: Nell'oltremare disfatto

Eccentric spaces. L’Epos delle mutazioni spaziali

Harun Farocki. L'apoteosi del virtuale per restituirci alla realtà

Ed Atkins. Il soggetto infranto tra desiderio e fobia virtuali

Ri-creazioni: una cosmologia fotografata da Mario Cresci

Curated by(?): La collezione Patrizia Sandretto tra gusto e cultura

Giovanni Anselmo. Povero Concettuale


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.