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18/07/2019

DALL'ARGILLA ALL'ALGORITMO. TECNOLOGIE DI APPARIZIONE DEL REALE

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MILANO | GALLERIE D'ITALIA | 31 MAGGIO - 8 SETTEMBRE 2019

 

Alle Gallerie d’Italia la mostra Dall’Argilla all’algortimo, arte e tecnologia unisce una selezione di opere provenienti dalle due collezioni di Intesa Sanpaolo e Castello di Rivoli. Le ricerche aggiornate sulle ultime tecnologie in molti lavori del Museo d’Arte Contemporanea integrano le antichità e le opere d’Arte Moderna appartenenti al polo museale di Intesa, completando un’esposizione che solleva questioni rilevanti per gli studi sulla società e per le teorie della conoscenza.

L’ampio arco storico misurato dalla mostra descrive una costellazione di eventi artistici utile a un’analisi comparativa tra i diversi momenti della creatività. Osservare la trasformazione dei materiali e delle tecniche nel tempo sarebbe la cosa più ovvia, e anche se, a partire da essa, si sviluppano valide conclusioni sulle forme e sui rapporti tra materia e produzione – artigianato, progettazione industriale o programmazione di mondi virtuali – nei contesti culturali e sociali, qualche avvenimento più decisivo compare nell’esame del soggetto alle prese con la realtà e con le forme dell’immaginario.

Ogni opera annuncia una diversa costituzione del reale, che include una complementare potenza di immaginazione. Avvicinando gli estremi argillosi e digitali del tempo, la mostra produce un’impressione di radicale cambiamento. In entrambi, la tecnica è un elemento primario nella formazione dei significati dell’opera d’arte. Ma se la téchne arcaica è sapienza che infonde nella materia la visione mitica di un cosmo ordinato e armonioso, l’arte digitale produce paradossi, incalza il pensiero verso le sue contraddizioni, predice situazioni di smarrimento tra realtà e apparenza in cui il soggetto, perdendo conoscenza della sua tangibilità e della propria sostanza psichica e corporea, rimane sospeso nella domanda “chi è che non si riconosce?”.

Il personaggio di Hisser (il sibilatore), videoinstallazione di Ed Atkins, non è umano. Non si sa se questa chiarezza derivi da un’insufficienza della tecnica, ancora incapace di simulare perfettamente la realtà, o se l’ossessivo iperrealismo della grafica digitale serva all’artista per dare una distanza, per disingannare i sensi con una perfezione troppo esagerata per appartenere a questo mondo. Il sibilatore soffre di una solitudine impossibile e incongrua nel cyberspazio. Canta sommessamente canzoni malinconiche mentre viene ispezionato con primi piani estremamente ravvicinati che rivelano la sua origine programmata e, nel contempo, intensificano la risposta emotiva in chi lo osserva. Chiuso nella propria irrealtà, il suo disagio e i disturbi affettivi artificiali suscitano sentimenti perturbanti di tenerezza e sofferenza che sappiamo di rivolgere, nostro malgrado, alla grafica di un software; a qualcosa, quindi, di non vivente. I manichini delle Muse metafisiche di Giorgio De Chirico ci guardano curiosi dallo stesso luogo imprecisato tra il soggetto senziente e il nulla.

Insieme all’esperienza dell’opera, da produzione di manufatti nello spirito delle epoche a continua vertigine fluida della conoscenza, si vede mutare il concetto operante di arte. Anche l’ambiente video progettato da Cécile B. Evans allontana la scena nello spazio-tempo, interponendo, tra lo schermo e una piattaforma panoramica da cui si affacciano i visitatori, un vuoto nero. I futuri perversi immaginati dalla fantascienza classica lasciano il posto agli esperimenti su nuove possibilità esistenziali, incarnate, e allo stesso tempo derealizzate, nelle tecnologie più avanzate. In un’epoca chiamata “After K” alcune entità memorizzate in dati informatici raccontano a noi, che ci percepiamo come umani del presente, le loro pseudovite. Ancora una volta si espandono densi stati emotivi nello spazio di continuità tra le molteplici dimensioni. Uno spazio indeterminato e disorientante dove anche Michelangelo Pistoletto, con l’agilità di una tecnologia più elementare, colloca le nostre figure spettrali insieme a una Ragazza che cammina.

Rimescolando tecniche, forme e materie, i tratti distintivi tra le epoche sono uniti da un nesso che circola sulle opere come una eco. Le tecniche dell’arte vascolare greca fondono nella quotidianità le credenze mitiche in cui è depositato il senso di ogni aspetto della vita. Ecco perché gli dei troiani lottano al fianco dei soldati. Una diversa visione simbolica spiega l’intervento della volontà divina nel martirio di Santa Caterina d’Alessandria del senese Francesco de’ Franceschi, sensibilmente realista pur nella sua ascendenza bizantina. Ed è una fantasia idealizzante anche il carro del Trionfo veneziano, di proporzioni favolose e carico di personaggi, animali esotici e angeli musicanti che celebrano la vittoria di Francesco Morosini sui turchi, portati in catene al fianco del carro come se traboccassero dalla sua fantastica sovrabbondanza.

Tutto il Classicismo rappresentato in mostra, da Agostino Carracci a Francesco de Mura, da Luca Giordano all’anonimo pittore emiliano del Seicento, si basa su una image dell’antichità che vi proietta la nostalgia di una perfezione perduta e veramente mai esistita.

Nell’eclettica esposizione si scopre, dunque, la tecnica come medium per una virtualità, simbolica o artificiale, che attraversa il reale di ogni tempo, amplificato o trasfigurato. La virtualità stessa diventa la materia di congiunzione tra le epoche e i mondi, che l’uomo ha imparato a manipolare per fare della propria esistenza la sostanza plastica di un esperimento continuo.

 

 

DALL’ARGILLA ALL’ALGORITMO. Arte e tecnologia.
Dalle Collezioni di Intesa Sanpaolo e del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
a cura di Carolyn Christov-Bakargiev e Marcella Beccaria con il coordinamento generale di Gianfranco Brunelli

31 maggio – 8 settembre 2019

Gallerie d’Italia
Piazza Scala 6, Milano

Info: i​nfo@gallerieditalia.com
www.gallerieditalia.com

 

 

 

 

 

 Cécile B. Evans, What the Heart Wants, 2016, video HD

 

 

 

02.Thomas Ruff, Substrat 16 I, 2002, stampa cromogenica, 287 x 186 cm

 

 

 

Ed Atkins, Hisser. Il sibilatore, 2015, video HD

 

 

 

Paul Pfeiffer, Corner Piece, 2002-2003, installazione video, DVD, colore, a ciclo continuo, monitor, struttura in metallo

 

 

 

Grazia Toderi, Il decollo, 1998, proiezione video, colore, sonoro stereo, a ciclo continuo, dimensioni ambientali

 

 

 

Mario Airò, Pulse, 2000, pannello solare, luci stroboscopiche, impianto stereo, dimensioni ambientali

 

 

 

 

Michelangelo Pistoletto, Ragazza che cammina, 1962-1966, carta velina dipinta su acciaio inox lucidato a specchio

 

 

 

Pier Paolo Calzolari, Senza titolo (Omaggio a Fontana), 1989, struttura ghiacciante in rame, piombo, motore copper refrigerati

 

 

 

 

Roberto Cuoghi, 2010, marmo nero di Carrara, 225 x 97 x 78 cm

 

 

 

 

Giorgio de Chirico, Muse metafisiche, 1918, olio su tela, 54,3 x 35 cm

 

 

 

Umberto Boccioni, Officine a Porta Romana, 1909-1910, olio su tela, 75 x 145 cm

 

 

 

Pittore lombardo,  Ritratto dell’industriale tessile Luigi Peroni, 1855-1860, olio su tela

 

 

 

 

Agostino Carracci (attrib.), Autoritratto come orologiaio, 1582-1583, olio su tela, 102 x 81 cm

 

 

 

Hydria (kalpis) attica a figure rosse, Pittore di Leningrado, 470-460 a.C., terracotta 

 

 

 

 

 

 

 

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