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Intro

Arte Contemporanea



 

Cosa significa il termine “contemporaneo” in quanto categoria applicata all’arte? Ci sono caratteri precipui dell’Arte Contemporanea che ne consentono la distinzione dall’Arte Moderna o da quella antica? Ovvero, dovremmo semplicemente pensare che tutta l’Arte è stata contemporanea nella propria epoca? Quest'ancoraggio della contemporaneità ad un presente epocale è, tuttavia, solo un'opzione tra i possibili significati che si possono attribuire a questo termine. Potremmo, infatti, intendere l'Arte Contemporanea secondo una modalità storiografica, facendone coincidere l'estensione con le periodizzazioni convenzionalmente stabilite dagli storici, per situarla, dunque, quale forma di creatività peculiare dell'età contemporanea. Altrimenti intesa, l'Arte Contemporanea si potrebbe individuare in tutte quelle azioni giocate nel campo dell'arte e impegnate in un confronto diretto con i problemi e i linguaggi della propria epoca di appartenenza. In questo senso, uno scultore che eccellesse, oggi, nella realizzazione di statue in marmo in ossequio a canoni dettati da modelli classici, non potrebbe far parte della famiglia degli artisti contemporanei.

L'età moderna si tormentava nevroticamente sperimentando il senso di smarrimento di una verità assoluta, dell'integrità di valori, di fondamenti e di principi unitari. Ogni energia era profusa nel recupero della primitiva idealità, mirando al suo ripristino in un futuro utopico. Il progresso – un modo di interpretare lo svolgimento storico nato con l'età moderna – era un itinerario di ricongiungimento con l'unità perduta, attraverso la quale gli estremi di un passato mitico e di un futuro ideale si sovrapponevano in un'unica figura. Quanto più l'uomo moderno avvertiva la scissione, tanto più il suo sforzo era proteso verso l'unità, secondo un avanzamento storico lineare e progressivo.

La cultura contemporanea abbandona, invece, ogni certezza fondazionale, conformando le proprie azioni su principi provvisori, subordinati ad un'inesauribile fase di collaudo e rimpiazzabili secondo il ritmo di un mondo e di una psiche in perpetua mutazione. Le azioni contemporanee sono a responsabilità limitata, non perché rinuncino ad essere morali, ma perché riconoscono all'universalità un'estensione coercitiva, che rischia, per quanto ispirata da nobili moventi, di forzare rovinosamente la realtà. Gli artisti contemporanei beneficiano di questa plasticità morale scommettendo su una gamma sconfinata di opportunità espressive e godendo, altresì, della licenza di far saltare le regole con abilità da giocolieri.

Ma se le regole dell'arte possono essere stravolte con tale estrema disinvoltura, e se ogni orizzonte totalizzante deve essere aggirato in favore di una molteplicità di panorami più modesti e instabili, fino a dove l'Arte estende il proprio dominio? In una gradazione continua tra la prosaicità della vita e il riconoscimento di uno status artistico, a quale intensità va collocato il discrimine, tenendo anche conto della comprovata (e logorata) intercambiabilità fra gli oggetti artistici e quelli comuni, tra il comportamento sociale e quello estetico?

La cura di ogni mostra – così come ogni opera d'arte - é la risposta sommaria e congenitamente incompiuta ad ognuna di queste domande: il tentativo di provare l'equilibrio di un nuovo errore da collaudare nel mondo, ovvero la forzatura di un'illusione revocabile nel gioco della realtà. In filigrana si potranno, forse, leggere talune convinzioni che animano le mosse della partita giocata.

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.