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Zerbrechliche Melancholie

Testo critico

LUOGO: Castello della Contessa Adelaide - Via Al Castello, 10059 Susa (TO)
DATA: dal 06-12-2014 al 11-01-2015


Il tessuto di esperienze di ogni nuova creatura possiede la leggerezza di una pagina vergine. Ogni oggetto appena conosciuto, prendendo forma nei sensi, ha un valore positivo e addizionale durante la crescita, si aggiunge alla memoria e alla scoperta, scrive frasi mai udite che trasformano il mondo ad ogni nuova parola. Una di queste, d’improvviso, diventa un ripensamento, una cancellatura nella storia, una caduta accidentale d’inchiostro sulla pagina già scritta: essa è, dunque, una “perdita”. Tutte le altre parole, se riscritte, mancano ineluttabilmente il senso originario, la perdita ha una forza inviolabile alla quale è necessario sottostare.

La malinconia di Julia Krahn è il lascito che il padre le ha destinato. Da una parte, perché il temperamento del genitore si è trasmesso nelle cellule della figlia; dall’altra, perché lei ne anticipa la sparizione elaborando un lutto prematuro volto ad esorcizzare la realtà della morte e a prepararla, forse per il timore che la fragilità della sua indole la esporrebbe a un’afflizione insopportabile.

L’assenza non appartiene all’oggetto assente, ma al corpo senziente, perché finché siamo in vita anche la cancellatura ha una materia. Dal padre, Julia ha ricevuto le prime parole, tutt’altro che incorporee, poiché avevano una voce, e i loro occhi un’espressione, e le mani, chissà, solo la nostalgia della figlia potrà sentirne ancora il contatto dopo la morte. Per riordinare il senso della propria scrittura nel lutto anticipato, Krahn scolpisce l’assenza nelle pieghe di un sudario, lo stesso che avvolge l’uomo nel passaggio tra la vita e la morte, che è sempre una potenza rigeneratrice. La sparizione dell’esistente alimenta il divenire di nuova vita, come lo sbocciare dei gigli tra le fenditure di una lapide, nell’infinita generosità della natura.

La malinconia ha il volume di un solido che non può misurare lo spirito assente, la densità di un umore che scorre insieme al nostro sangue e colora il dolore nella mente. Con queste sostanze, Krahn plasma forme dal biancore neoclassico: con un pianto trattenuto e calmo, con una virile quanto lirica e femminea compostezza che può contenere la straripante sofferenza e custodire quest’eredità nel proprio corpo spirituale.

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.