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Sterntaler

Testo critico

LUOGO: Castello della Contessa Adelaide - Via Al Castello, 10059 Susa (TO)
DATA: dal 06-12-2014 al 11-01-2015


Attraversando l’installazione di Antje Rieck, sembra d’essersi perduti in quella foresta che Baudelaire descriveva come ricolma di simboli, “un tempio in cui viventi colonne lasciano talvolta sfuggire confuse parole”. Qui, però, le parole non sono sommesse, e i pilastri conservano solo un simulacro dell’antica energia vitale. Si ode una vibrazione sorda nella foresta di Rieck. Gli strani inneschi sui tronchi morti – che trattengono, tuttavia, il calco di una precedente vita, come animali imbalsamati – sprigionano una potenza sonora inaudita, una capacità di trasfondere l’intera propria essenza nel suono attraverso la manifesta impossibilità di emetterlo. Qualcosa, attraverso l’affilato silenzio, viene urlato con fragore, un crescendo corale desonorizzato viene intonato.

Più sommessa è, invece, l’ironia formale dell’artista, espressa dall’accostamento incongruo dei relitti naturali con le goffe protesi metalliche in un insieme liricamente grottesco. Nelle posture sghembe, negli arti disarticolati, si avverte qualcosa come un principio volitivo sepolto, la magia fossilizzata di anime semoventi, mentre gli innesti d’acciaio soccorrono l’equilibrio di questi totem enigmatici e scagliano verso i nostri timpani il loro messaggio indecifrabile. Le geometrie dei tagli segnalano la traccia di una qualche civiltà avanzata; nel loro apparente arbitrio si rimpiange la perdita dello spirito unitario dell’ignoto popolo, del significato custodito nei segni mimetici di corpi in movimento. Quasi tutto, in questa foresta, significa per sottrazione, nel silenzio assordante, nella civiltà assente. Essa resta l’emblema, per un’antropologia negativa, di una vita in generale nell’eterna attesa di poter essere compresa.

 

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.