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Testo critico

LUOGO: Castello della Contessa Adelaide - Via Al Castello, 10059 Susa (TO)
DATA: dal 06-12-2015 al 11-01-2015


I paesaggi di Anna Capolupo proiettano le visioni di un soggetto urbano eccentrico, scaricato nella scia delle rapide mutazioni spaziali e relazionali. Tra queste velocità, nei vuoti rallentati, si muovono invisibili flaneurs che, stranieri in ogni città, si abbandonano alle proprie derive sulle frequenze urbane, sostando qui e là rapiti da qualche apparizione universale. Nello scorrere frenetico degli spettacoli metropolitani, le loro visioni sono ripetutamente impresse da immagini che ricorrono in diversi luoghi, emergenti dal substrato psichico collettivo di tutte le città del mondo.

Per questo genere di attenzione analitica e comparativa sull’inconscio urbano, le zone centrali delle città non sono adatte: troppo cariche di tradizioni che fanno risaltare le differenze piuttosto che le uniformità spaziali; troppo caratterizzate da una storia locale iniziata in un momento precedente al processo di omologazione sociale. Il centro di Torino è profondamente diverso da quello berlinese. Nel panorama industriale e postindustriale delle periferie, invece, è possibile scovare frammenti di scenari ripetuti da una città all’altra, una concatenazione di segni urbani che rimandano a se stessi in una rete di nodi geografici fusi insieme e sovrapposti: strutture scarnificate in cemento clandestinamente colonizzate dai writers, asfalto crepato, metallo, ruggini e reti di recinzione, il cielo striato da cavi, qualche scheletro randagio di natura.

La pittura ansiosa ed esitante, graffiata e inconclusa di Anna Capolupo registra le eccitazioni sensoriali di quest’attenzione speciale e decentrata. Essa penetra le scie della velocità urbana per cogliere la nuova “stimmung”, un inedito sentimento paesaggistico esteso tra un’identità incerta ed estromessa e lo spazio di confine della tarda modernità.

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.