Seguimi sui Social Network

Cate

Testo critico

LUOGO: Castello della Contessa Adelaide - Via Al Castello, 10059 Susa (TO)
DATA: dal 06-12-2015 al 11-01-2015


Tutti i soggetti ritratti da Elke Warth hanno quell’espressione rilassata e familiare che ci si aspetta dalle persone con le quali si ha una buona confidenza, in grado di reggere la fissità del nostro sguardo senza distogliersi per qualche pudore formale tra sconosciuti; ovvero, di riposare come fa Cate, rassicurati dall’intimità con il visitatore. Gli sediamo di fronte nella stessa stanza, forse amanti, forse semplici confidenti e consanguinei. Non è la loro presenza ravvicinata, quindi, a provocare in chi osserva una certa inquietudine indefinibile. Essa proviene piuttosto da un fremito che ci distrae dal soggetto, agendo sul nostro inconscio con una forza seducente alla quale ci si abbandona con un vago disagio.

Gli interni privati sono, infatti, dominati da una sorta di ossessione decorativa; più un autonomo agente psicotropo che una scelta di abbellimento domestico governato dal gusto dei personaggi. Essa inanella una moltitudine di motivi ornamentali replicati all’infinito, che, piatti e frontali, ribadiscono la natura superficiale dell’immagine, distribuendosi sul piano concreto della tela. Parallela alla parete e allo sguardo di chi osserva, la tela, tesa e decorata come una tappezzeria, si aggiunge agli oggetti del nostro mondo reale, stemperando la fantasia spaziale della profondità causata dai volumi dei corpi. È in questa tensione, dunque, tra l’affiorare di un pensiero nello spessore di un’anima e il suo progressivo appiattimento nella superficie dell’immagine, che ha origine l’inquietudine. Sotto il bel velo cosmetico della decorazione compulsiva si autorivela, a questo punto, l’inconscia pulsione di morte, il cui dispositivo della coazione a ripetere spinge la materia vivente a rifluire nella quiete inorganica. In Cate questa pulsione appare come sublimata nella superficie manifesta di un sogno vegetale e floreale.

 

 

 

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.