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Viaggio in Germania - Piccola Box - evento

Viaggio in Germania

Cahier de voyage Torino/Berlino

LUOGO: Castello della Contessa Adelaide - Via Al Castello, 10059 Susa (TO)
DATA: dal 06-12-2014 al 11-01-2015


  

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Ci sono metafore che adattano così bene i termini del confronto, da mostrarne quasi un’essenza condivisa; figure che, unendo immagini lontane, ne svelano una più pura corrispondenza, una quasi-identità piuttosto che una condensazione. La vita è un viaggio, e il viaggio è un itinerario vitale.
Qui, poco importa quello che il senso comune addita come vita e viaggio: la prima, tratteggiata come un certo periodo biologico esteso tra nascita e morte per un corpo vagamente dotato di anima e sentimenti; il secondo, vissuto come uno spostamento spaziale volto a ritrovare, altrove, lo stesso luogo da cui, solo provvisoriamente, ci si è allontanati; o, magari, ad inseguire un esotico già conosciuto mille volte nelle immagini pubblicitarie. Anche l’opinione comune, però, intinge i sensi più in profondità quando si unisce all’emozione di un’avventura, all’attesa dell’ignoto, all’eccitazione dell’imprevisto, dell’estraneo, della scoperta, che marcano le loro impronte nella coscienza del viaggiatore durante la sua esperienza, per trasformarla. Tutto, nella realtà, si avvicenda sotto il segno della trasformazione. E proprio dove l’abitudine sensoriale ci avverte che il viaggio e la vita avrebbero in comune anche una destinazione finale, il loro nome diventa invece poesia, o epos, capaci di inoltrare l’uomo oltre i limiti del conoscibile. I due momenti estremi del principio e della fine si aprono al passaggio delle parole; riportati nuovamente nell’immanenza del percorso, essi riappaiono come semplici eventi transeunti, con dignità pari a quella di tutte le fatalità dell’esistenza, inviluppate insieme nel flusso del divenire. Gli eventi cessano di segmentarsi fra i punti di una linea preesistente, poiché essi stessi ne sono la sostanza, svolgono la linea mentre essa si scrive. Quello che accade tra le cose è più originario dei “dove” dell’inizio e della fine.
I viaggi, allora, sono scorci d’esperienza i cui confini sfumano lungo la continuità della vita che li contiene; mentre la vita, rispecchiandosi nel viaggio, si riscrive nella poesia di ciò che oltrepassa lo spettro tra nascita e morte. Al centro di questo chiasmo, l’esperienza è propriamente tale solo se incontra il nuovo. Si continua a desiderare il noto perché rassicurante, ma esso blocca gli slittamenti di senso, le prospettive impreviste, la scoperta. Il viaggio è, propriamente, l’esperienza del nuovo. Si vive realmente, dunque, solo da viaggiatori e naviganti dell’esistenza.

Talune trasformazioni dello spirito avvengono nel segno di una deriva priva di orientamento, esplorando direzioni ancora incerte. Quando, invece, i viaggi di ricerca spingono avanti le figure dell’immaginario come modelli che precedono l’impresa, non ancora raggiunti ma delineati con chiarezza ideale, la trasformazione coglie allora le proprie energie nell’aspirazione alla forma, divenendo, dunque, viaggio di formazione.

Per secoli, il profilo morale, civile ed estetico del modello ambìto, si è manifestato, in tutto l’immaginario europeo, nelle diverse incarnazioni della Classicità. Atene e l’antica Roma erano malinconicamente troppo lontane nel passato, le loro tracce frammentarie o sepolte; il loro spirito, però, continuava a brillare nell’eredità italiana, ad un tempo scrigno di tesori classici e viatico verso la perfezione dell’uomo. Il viaggio in Italia che Goethe intraprese a partire dal 1786, tutto permeato da queste aspirazioni, deviò gli impeti irrequieti dello Sturm und Drang in animo nel giovane poeta, verso la ricerca della forma classica intesa come l’espressione più intensa delle forze interne alla vita, una disciplina delle passioni lasciate prima senza guida. Lungo tutto il XVIII secolo, il Grand Tour ha rappresentato un precetto educativo imprescindibile per la formazione dei giovani rampolli aristocratici e per quelli della nuova classe borghese in ascesa. Fin dal Seicento, il Tour era previsto per tutti i giovani la cui formazione doveva compiersi nella diretta esperienza della vita nelle maggiori capitali europee. L’Italia era, tuttavia, la meta prediletta. Il passaggio in Italia nel programma del Grand Tour aveva lo scopo di educare alla politica e all’attitudine civica, prima ancora che il viaggio divenisse la ricerca del Santo Graal della classicità per i nostalgici di quell’ideale culturale. L’Apollo del Belvedere sedusse Winckelmann al punto da ispirargli il canone neoclassico di nobile semplicità e quieta potenza, che induce al rispettoso timore qualunque avversario dell’uomo fedele a quella natura.

Trascorso qualche secolo, lo stesso itinerario che portò Goethe, Winckelmann e tanti altri intellettuali nel nostro Paese, sembra tornato oggi vivo e molto battuto. Con traiettorie invertite, però. A nord sopravvive, forse, una debole persistenza retinica di quell’antico amore per le forme irradiate dal sole azimutale, pienamente acceso sulla verticale del cielo mediterraneo più limpido. Più un fuoco fatuo che l’eterno Sacro Fuoco nel tempio romano di Vesta. Del resto, la concezione stessa della forma, che appassiona la ricerca e guida l’educazione, perduta l’astrattezza atemporale e metafisica, ha virato verso dimensioni più sensibili alla storia e all’ambiente, alle direzioni dei venti che attraversano i corridoi tra i piani sociali, ai flussi della comunicazione e del transito finanziario. Le nuove fibre della forma contemporanea sono tese tra i legami relazionali. Il sapere è diventato sempre più tecnoscientifico, subordinato alla plusvalenza pratica piuttosto che all’espansione spirituale dei principi umanistici. La civiltà contemporanea ha infranto il Prototipo classico e italico, guadagnando, però, la democratizzazione del consenso su cui si basa oggi l’agire sociale. Il dialogo continuo e la quota dei soggetti chiamati ad esprimersi, la predisposizione di piattaforme che favoriscono la nascita delle idee e la loro diffusione, il massimo sfruttamento opportunistico dei canali di comunicazione globale e democratica, il transito di conoscenze che alimenta lo scambio economico piuttosto che opporvisi ideologicamente, senza, d’altra parte, abdicare ciecamente alla sovranità del mercato, sono tutti indicatori del quoziente di sviluppo raggiunto da un Paese nel quadro dell’attuale congiuntura storica. La via della formazione - peraltro non additata con autorevolezza paternalistica, bensì scelta autonomamente dai giovani costantemente posizionati sui flussi di informazione, sempre aggiornati all’ultima versione scaricabile della cultura globale - guarda sempre più verso il Settentrione europeo e, in particolare, proprio alla Germania. Se un tempo, dunque, il ministro del Re Sole Colbert favoriva il viaggio in Italia del proprio giovane figlio scrivendogli del valore, per la sua educazione, di un’esperienza diretta allo studio della varietà dei “corsi politici, dei principi e degli stati che dominano in una parte del mondo così importante”, oggi, laureandi italiani con borse di studio all’estero e artisti emergenti o consolidati decidono di moltiplicare le proprie possibilità di successo puntando alla capitale tedesca. Non ci soffermeremo sulle analisi storiche e sociologiche per spiegare spinte e resistenze di queste inversioni, né delle opportunità che offrono – considerato il fatto che questo fenomeno coincide, negli anni più recenti, con la costruzione dell’Europa Unita –, o della redistribuzione dei poteri e dei vantaggi. Ci chiederemo, piuttosto, cosa accade facendo reagire in un unico contenitore europeo le due “images” (1), che tipo di ibrido sociobiologico si genera dalla copula dei due organismi culturali, quale estetica sortisce dalla critica incrociata tra il modello consensuale contemporaneo e quello ideale classico, nonché dalle rispettive autocritiche. Berlino e Torino - quest’ultima, avamposto italiano sul versante della cultura continentale - sono sempre più vicine; ma questo non appiana le differenze. La stabilità del soggetto culturale è sempre in equilibrio tra la propria identità e l’apertura verso l’altro, nella certezza che il temperamento individuale, o quello di un unico popolo, non offra mai una visione univoca del mondo, ma vada comunque preservato. Le nuove generazioni italiane scelgono di formarsi a Berlino conservando la nostalgia per il proprio Paese, nonché la malinconia per una situazione difficile che ne incrina lo splendore; mentre gli intellettuali tedeschi non possono rinunciare al loro passaggio in Italia, quando non scelgono di risiedervi stabilmente. I risultati dell’incrocio di queste rotte si registrano negli effetti artistici che, con quella capacità tipica dell’arte di saper precorrere, investendo anche nel rischio, le utopie concrete, anticipano forse il quadro della migliore politica.

 

 

1. Lo studioso Daniel-Henri Pageaux definisce l’image come “un insieme di idee sullo straniero comprese in un processo di letteralizzazione ma anche di socializzazione. […] L’image è quindi la rappresentazione di una realtà culturale mediante la quale l’individuo o il gruppo che l’ha elaborata (o la condivide, o la diffonde) rivela e traduce lo spazio sociale, culturale, ideologico, immaginario in cui intende situarsi”. Si tratta, dunque, di schemi di rappresentazione preesistenti nella cultura di chi ne osserva un’altra.

 

 

 

JULIA KRAHN (sx) Zerbrechliche Melancholie (Fragile Malinconia) 2011 18 foto ceramiche / chromaline Dupont foglia d’oro applicata a mano, dimensioni singole 2cm-40cm, dimensione intera circa 250cm – 300cm. | (dx) Melancholie ganz aufgeblueht © Julia Krahn

 

 

 

 

 

 

PAOLO MAGGIS Attempt To Survive(Tentativo di Sopravvivenza) 2014 Olio su tela 180x210cm

 

 

 

 

 

 

 

 

ANNA CAPOLUPO Kreuz (Croce) 2014 Tecnica mista su carta intelata 100x240cm

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ANTJE RIECK Sterntaler (Suono In-Finito) 2012 Tronchi di alberi di pero secolari vecchi di 333 anni, acciao inox lavorato con maestria artigianale altamente qualificata Dimensioni ambientali

 

 

 

 

 

 

 

 

SIMON PFEFFEL The Last Breath Weights Nothing (L’ultimo respiro non ha peso) 2014 Anelli di metallo, corde. Dimensioni Ambientali

 

 

 

 

 

 

MICHELE GUASCHINO Nunc 2012 Legno, resina, cristallo Dimensioni Ambientali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ELKE WARTH Cate 2010 Olio su tela. 110x140cm




È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.