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Spiaggia corallina

Testo critico

LUOGO: Castello della Contessa Adelaide - Via Al Castello, 10059 Susa (TO)
DATA: dal 22-12-2012 al 22-01-2013


I Tappeti Natura di Piero Gilardi non sono un surrogato posticcio che compenserebbe la perdita di un naturale originale. Le simulazioni che intessono la cultura contemporanea, prima tecnologiche, poi virtuali, ci indurrebbero a credere che anche il medium del poliuretano espanso sia subordinato allo scopo di una inquietante sostituzione della vita naturale con la sua immagine morta,  simulacrale. A partire dagli inizi degli anni 60, invece, Piero Gilardi manipola i nuovi medium indicando una direzione possibile per il progresso tecnologico. La tecnica, non più strumento di dominio della natura e dell’uomo, potenzia le facoltà sensoriali del corpo per arricchire l’esperienza psichica umana e allargare l’idea stessa di natura alla sua interazione con l’artificiale. Mentre i primi Tappeti, percorsi che lo spettatore poteva attraversare, offrivano un esercizio artistico di questa nuova forma di esperienza, i più recenti tornano a incentrarsi sull’effetto estetico e sul senso di bellezza compendiato in un tassello di natura che ne racchiude l’idea. Composizione, colori e luci nascono in maniera affatto pittorica dalla contemplazione  en plein air con cui l’artista si relaziona al paesaggio. Questo, però, non significa un ritorno all’identità tra opera e verità che si attuerebbe nella bellezza. Da sempre sensibile all’intersoggettività, alla scultura sociale e all’estetica relazionale, in Gilardi la bellezza è piuttosto ciò che, in senso kantiano, crea comunità attraverso il riferimento al senso comune. Richiamandosi alla lettura gadameriana del paragrafo 9 della Critica del Giudizio di Kant “che riconduce il giudizio sul bello alla sua comunicabilità universale”, nella postfazione alla sua Introduzione all’Estetica Vattimo scrive che “il bello, possiamo dire (e far dire a Gadamer senza troppo sforzo), è ciò che crea comunità”. Tale bellezza, secondo Piero Gilardi, risiede tutta nella natura che è modello per le sue composizioni.

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.