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Secrets of day and night

Testo critico

LUOGO: Castello della Contessa Adelaide - Via Al Castello, 10059 Susa (TO)
DATA: dal 22-12-2012 al 22-01-2013


Le tele di Monique Rollins sono campi di energia dove si scontrano forze cromatiche elementari. In esse sgorgano spazi, volumi, flessioni e depressioni, piani che curvano in prossimità delle spinte maggiormente intense, o scivolano e dissolvono nella dimensione piatta. Masse di materia aggressiva si coagulano divorando aggregati minori, remissivi, che si ritraggono per ricomparire in altri luoghi sulla traccia di linee di fuga sotterranee. Tutti i fenomeni si consumano in uno stadio liminare, protoformale, dove il destino della potenza plastica non è quello di terminare nella forma in atto, ma solo di lambirla, di tendere infinitamente ad essa deviando ogni qual volta la forma si prepara a solidificare le pulsioni, a incanalarle e distenderle in campi neutri. La sostanza è continua, i fiotti ne emergono ritmicamente pigmentando la tela di sintomi, il rossore di un’irritazione, il lividore di uno scontro con una massa più rigida. La materia è una vibrazione universale, cosmica, un continuum fluttuante, sostrato senza vuoti che sorregge gli accidenti con cui coincide, senza cristallizzarsi nell’essere di una metafisica dell’immanente. Gli eventi del fremito cosmico si succedono come se il principio di individuazione che presiede alla formazione dei corpi fosse stato spuntato, mentre i rapidi cambiamenti qualitativi, procedendo per stadi di intensità, si avvicendano in forme embrionali e sacche di colore biliare gocciolante, precipitando dal caldo al freddo, esalando in aree più rarefatte. Emergono in superficie organi turgidi che si strappano dalle cartilagini collegate a frammenti e scaglie vertebrali: la gravità domina. È la tragedia felice della natura naturans spinoziana, che, prima della “natura naturata” intesa come realtà delle cose finite, è sostanza infinita, causa di se stessa, Deus sive Natura.

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.