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Paesaggio 3.12-c28

Testo critico

LUOGO: Castello della Contessa Adelaide - Via Al Castello, 10059 Susa (TO)
DATA: dal 22-12-2012 al 22-01-2013


Le grandi dimensioni dell’installazione modulare di Pierluigi Pusole occupano tutto l’orizzonte visivo dello spettatore per trasportarlo in un mondo esotico, ad un tempo familiare e strano. Penetrando nella realtà, Pusole torna al momento aurorale della vita, impegnandosi nella manipolazione di mondi alternativi di cui lui stesso è padrone e artefice. Le sue cellule primordiali, composte di materiale organico-immaginifico, danno luogo a universi in cui si attuano spostamenti e sospensioni di senso rispetto alla percezione consueta e distratta che abbiamo del nostro mondo. L’impatto immediato, di fronte al panorama inconsueto, si qualifica innanzi tutto come una sensazione di straniamento. Né troppo fantastico da sembrare alieno o frutto di una fiction di fantascienza, ma neppure troppo ordinario da apparire come la mera rappresentazione di un paesaggio noto, l’ambiente plasmato da Pusole-Demiurgo ci conduce in un luogo dove la nostra coscienza non si sente a casa propria. Inquieta l’atmosfera monocroma che certamente troveremmo una volta immersi nella vegetazione lussuriosa di uno scorcio naturale, ma non nei toni così ossessivi e invasivi; apparizioni fantasmatiche ci osservano imperturbabili, mentre anomalie del cielo e delle luci proiettano strani presagi mediatici, come se delle interferenze elettriche disturbassero le normali trasmissioni della nostra mente, pigmentando la retina, vuotando increspature di spazio da cui emergono luci metafisiche. Avviluppati in queste sottili ma sensibili alterazioni, sentiamo nascere la domanda sul senso del nostro mondo in rapporto ad altri mondi arbitrari che possiamo abitare solo con gli esperimenti anti-intuitivi della nostra mente. Nei pressi di questi limiti si saggia la consistenza logica del nostro pensiero, approdando a quello stato che il filosofo Wittgenstein chiamava “sentimento del mistico”.

 

 

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.