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Ceromanzia, 7 domande al fiume Rodano

Testo critico

LUOGO: Castello della Contessa Adelaide - Via Al Castello, 10059 Susa (TO)
DATA: dal 22-12-2012 al 22-01-2013


Dopo secoli di silenzio, Andrea Caretto e Raffaella Spagna tornano sulle rive del fiume Rodano per interrogarne lo spirito. Attorno ai due artisti officianti si raccolgono devoti che attendono i vaticini sul destino della comunità sperando in un responso propizio. Il tempo si scardina dalla sua progressione storica e torna a circolare eternamente attorno alla collettività.
Nei riti antichi e pagani il rapporto con le divinità naturali, personificazioni ancestrali di forze imperscrutabili, non era intimo e individuale come sarà l’esclusiva relazione del singolo con il Dio cristiano. Pan, il dio-caprone che incarna la natura e che il cristianesimo travestì da Satana, è indifferente e benefico, infinitamente generoso nel suo dono di vita e severo quanto arbitrario nel suo dispensare miserie, verso l’intera comunità umana, unita come un unico soggetto plurale nella credenza e nella venerazione degli dei del Pantheon. La religione investiva l’intero soggetto sociale, mentre l’individuo, chiuso nella sua incomunicabilità e riservatezza monadica, era ancora di là da venire.
Rievocando sul piano della performance l’antica arte divinatoria della ceromanzia, più che realizzare un’opera, Caretto e Spagna innescano un evento in cui il medium della cerimonia rituale diventa il connettivo del gruppo al quale viene data forma artistica. I membri della comunità sono i punti di una costellazione sociale che porge domande sacre al dio Rodano. Egli risponde con i suoi flutti plasmando la cera colata sulla sua superficie increspata come contemplato dal rituale arcaico. Il lavoro della coppia artistica, dunque, riporta nella dimensione sacra l’afflato ecologico del rispetto della natura e dell’etica ambientale, innestandovi l’altro valore imprescindibile della relazione, dove l’individuo non è mai un’unità sommata ad altre, ma sempre una singolarità maggiore di se stessa, arricchita del surplus relazionale.

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.