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Nakusar – quellochenonerasarà

Testo critico

LUOGO: Castello della Contessa Adelaide - Via Al Castello, 10059 Susa (TO)
DATA: dal 17-12-2011 al 11-01-2012


Umberto Eco, nei suoi studi di semiotica, attribuisce alla bandiera, in quanto segno, il potere simbolico di fondere le singole interpretazioni che si danno differentemente di essa fino a farle convergere verso il consenso sociale, raccolto intorno al significato universalmente riconoscibile di nazione, popolo o gruppo: “quel che importa è che intorno alla bandiera ci si raduni perché si sa che vuole dire qualcosa”. Proprio il suo statuto di segno, dall’aspetto radicalmente diverso rispetto alla realtà rappresentata, eppure capace di evocare un significato unitario, conferisce alla bandiera il potere di condensare l’insieme dei valori nei quali la collettività si riconosce.
La diffidenza e il sospetto che caratterizzano l’epoca postmoderna hanno messo in crisi quel momento di attrazione e sintesi unificante, destabilizzando l’ordine dei valori superiori compendiati da simboli come le bandiere.
Nell’installazione di Filippo di Sambuy convivono varie dimensioni concettualmente in contraddizione. Sullo sfondo di uno spazio reale da attraversare, Sambuy individua l’istante isolato in cui l’unità del segno fisico può essere ricomposta. Ma questo momento totalizzante è continuamente lacerato nella divisione dei piani paralleli e multipli delle bandiere. Con un semplice spostamento dello sguardo, il simbolo oscilla tra unità e frammentazione. In tale oscillazione fra opposte visioni, l’esperienza del reale frammentato si ricongiunge in unità nel tempo che fonde insieme i punti di vista, mentre l’unità del simbolo, fissata nell’unico punto prospettico valido a ricostruirla, viene disgregata dal cambio di prospettiva. Le due dimensioni intersecate offrono all’uomo, in tal modo, la visione chiara dei momenti antitetici della sua esistenza, in un gioco compenetrante di centri mobili e sfere concentriche: l’integrità del soggetto perdura nello scorrere scomposto del tempo garantendo l’unità delle molteplici percezioni; queste offrono l’immagine di un mondo frammentato, irriducibile ad una conoscenza integra e completa; infine, tutto si mantiene saldamente in mutazione perpetua all’interno del cosmo.

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.