Seguimi sui Social Network

La Medusa di Gaza

Testo critico

LUOGO: Castello della Contessa Adelaide - Via Al Castello, 10059 Susa (TO)
DATA: dal 17-12-2011 al 11-01-2012


Un’accusa frequentemente rivolta all’arte - quando un piedistallo, un museo, o l’autoanalisi la separano dal terreno della realtà - è quella di sciogliere il legame con le questioni di rilevanza sociale. Prendendo coscienza di tale limite, l’artista ha allargato il campo dell’opera d’arte esplorandone le proprietà relazionali e assumendosi responsabilità in rapporto ai problemi condivisi con lo sfondo collettivo della propria azione. Al pari dell’opera, l’artista, tornato fra i suoi simili, ha indossato i travestimenti resi disponibili dalla sociologia per attivare creativamente una critica del contesto in cui agisce, estendendo la materia artistica all’intero socius.
La Medusa di Gaza di Piero Gilardi è una maschera per un travestimento plurimo. La critica nei confronti di episodi conflittuali determinati dalle controversie della politica internazionale viene, infatti, camuffata dall’aspetto ludico e carnevalesco della performance. Trasformato il Carnevale ufficiale nell’ennesima occasione di spettacolo e marketing, lo spirito di rovesciamento parodico verso la potenza governante, vivo negli antichi Carnevali, si è trasferito nella protesta dei cortei di manifestanti, dove ogni presenza vale una presa di coscienza della libertà individuale d’espressione e di decisione.
In una versione del mito, Perseo vinse la Gorgone riflettendone lo sguardo ferale nel proprio scudo. La tragedia contemporanea vede schierati una democrazia non priva di ambiguità ed un antagonista la cui immagine è generata nei mass-media della democrazia stessa. Il monito al potere, dei cui tratti caricaturati ci si traveste per riflettere, come nello scudo di Perseo, la sua stessa minaccia, trova senso nel tempo assoluto del mito, in quella hybris che è superbia e violazione della misura umana punita dagli dei con la caduta. La strategia positiva dell’arte, tuttavia, deve tradursi nell’altro potere tribale della maschera, la sua magia apotropaica di allontanamento e scongiuro del male.

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.