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Il muro infinito

Testo critico

LUOGO: Castello della Contessa Adelaide - Via Al Castello, 10059 Susa (TO)
DATA: dal 17-12-2011 al 11-01-2012


L’essenza della libertà risiede nelle condizioni che permettono all’individuo di occupare un posto all’interno di una costellazione di luoghi possibili. La libertà scava l’alveo dei diritti attraverso i quali l’uomo muove verso i propri intenti tenendo presso di sé il patrimonio dei valori personali. In virtù del principio di identità tra politica e persona, il progresso verso l’incivilimento sociale è misurabile attraverso il grado di garanzia dell’inseparabilità tra l’individuo e la sua deliberazione, la cui promessa viene mantenuta dalla sola forma di governo democratico, laddove altri ordinamenti alienano il soggetto dalla sua autodeterminazione scindendo ciò che nell’uomo è unito.
Purificando gli elementi fino alle componenti essenziali di un’allegoria plasmata in uno spazio spoglio, Andrea Nisbet rende tangibile quel campo di possibilità che l’individuo porta dentro di sé per incontrarlo nel mondo di fuori, dispiegato in azioni volontarie contro ciò che le ostacola. Il Muro Infinito segna un limite provvisorio che divide, unendole, due possibilità di esistenza. Idealmente identiche pur nella reciproca diversità di postura, le mani tracciano gesti intorno al proprio asse senza cedere all'isolamento, fondendo l’espressione individuale con la danza gestuale che si svolge nella metà opposta di un’area virtualmente intera. L’infinità del muro non si attua per mezzo dell’accumulo senza fine di unità materiali. Avviene, piuttosto, come nell’unione dei sessi, sempre la medesima tra esseri diversi all’infinito, eterna piuttosto che numericamente incommensurabile. In tal modo, il limite non investe più rigide divisioni. Da confine di uno spazio finito, esso diviene spessore mobile, un solco liminare dove le differenze dileguano e rinascono, sempre mutevoli, sotto il cielo di una storia universale che sovrasta infinite storie particolari.

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.