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Cerealia – Hardeumscope

Testo critico

LUOGO: Castello Cavour - Ex scuderie - Piazza Visconte Venosta, 2 10026 Santena (TO)
DATA: dal 04-02-2011 al 06-03-2011


La memoria non è solo il luogo del ricordo, una giacenza sempre disponibile dalla quale rinvenire frammenti nitidi e discreti di vita passata. Nella memoria si proiettano desideri, i frammenti si diluiscono con simboli e archetipi depositati nel ricettacolo onirico dell’inconscio.
Sulla porzione fluttuante di un declivio della Val di Susa, scena d’infanzia di Andrea Caretto e Raffaella Spagna, convergono lo spirito del genius loci e le linee del modello utopico di vita sperimentato dalla coppia di artisti. L’ambiente conviviale, allestito con le sedute di terra cruda e paglia, è solo l’ultimo atto di un’azione articolata e mai conclusa destinata a rinnovare i rapporti con la propria terra e con la natura in genere, con il proprio corpo e con il tessuto sociale del territorio. I due artisti iniziano trasformando il loro studio in una casa-serra nella quale coabitare con una coltivazione di cereali, annullando così le distinzioni tra lavoro e vita, sfumando la soglia tra lo spazio chiuso della dimora e il campo aperto della terra seminata. E’ questa l’area, debolmente tracciata, nella quale si ridisegna una figura primaria di cultura; oltre questo confine, pacificamente negoziato con la natura selvatica, esistono solo una precaria e selvaggia sopravvivenza nomade o l’eccessiva e invasiva competenza tecnica della civiltà.
Dalla spremitura delle erbe coltivate, gli artisti ottengono un concentrato di proprietà nutritive e sostanze vitali per l’uomo che la coppia ingerisce per ricostituire le basi chimiche ed energetiche del proprio organismo. Il residuo erboso del processo serve a modellare il paesaggio “sognato a memoria”, simbolo su cui si chiude il circolo sacro che si origina miticamente dalla terra e torna al rapporto originario tra l’individuo e i suoi spazi esterni. L’azione di Caretto e Spagna si veste, in tal modo, di una doppia valenza rituale: una performativa, che si attua nel campo della produzione artistica con risvolti relazionali; la seconda, forse più radicale e impervia, si svolge nella rimodulazione dei rapporti con le alterità verso l’armonia.

 

 

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.