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114153 Camael

Testo critico

LUOGO: Castello Cavour - Ex scuderie - Piazza Visconte Venosta, 2 10026 Santena (TO)
DATA: dal 04-02-2011 al 06-03-2011


Ogni genere di ricerca intrapresa dall’uomo ha come presupposto la propria fonte: l’uomo stesso. La sua centralità per la conoscenza deve essere immaginata come il principio differenziale rispetto agli enti che egli incontra fuori di sé.  A questo deve aver alluso la mitica prescrizione “conosci te stesso” indicata dall’Oracolo di Delfi come la via da seguire per la sapienza. Il cimento delle ricerche che hanno avuto come oggetto l’essenza dell’uomo ha, tuttavia, incontrato l’ostacolo del pensiero, nel quale nasciamo ineluttabilmente come una seconda volta. 

Per mezzo di metafore costruite con sintassi tecnologica, secondo il principio dell’effetto speciale, Valentina Ruospo rende possibili esperienze metafisiche, ci apre un percorso che porta ad osservare un fenomeno irreale capace di illustrare i paradossi nel cuore stesso della realtà. La fenomenologia della sua opera rivela che l’uomo non è mai presente a se stesso, che volgendosi a sé è costretto ad uno sguardo obliquo, poiché risulta impossibile una comprensione immediata. Lo sguardo è ad un tempo rivelazione del visibile e nascondimento della sua origine. Ironia della morte, paradosso dell’anima, che sembrano occupare lo stesso luogo continuamente dislocato, sospinto oltre dagli urti del pensiero.

Pienamente fiduciosa nelle facoltà umane, Ruospo ci accompagna davanti all’immagine impossibile, nei pressi dell’apertura originaria della visione stessa, laddove l’autocoscienza si manifesta, disvelando una verità che ha il nostro volto sgomento dietro l’opacità delle apparenze.

 

 

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.