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Wheels

Testo critico

LUOGO: Imbiancheria del Vajro - Via Imbiancheria, 12 10023 Chieri (TO)
DATA: dal 15-10-2010 al 14-11-2010


Tra realtà ed incanto, nella zona evanescente, lontana e diversa da una verità sul mondo, gli ambienti di Jessica Carroll sono simboli manifesti di un sogno, suscettibili di indagini che riportino alla luce archetipi collettivi; ovvero, offrono scene favorevoli ad una deriva onirica per chi si trovi provvisoriamente ad abitarle. Indotti a sospendere il giudizio sulla qualità dello spazio, scopriamo che è il tempo a rivestire un ruolo primario, grazie a quella pulsazione che innesca lo scivolamento ipnotico nella reverie ed insieme racconta i battiti delle età.
In autunno, piccole e trasparenti larve d’anguilla iniziano la loro migrazione; ne scandiscono i luoghi con metamorfosi che le adattano all’ambiente, si trasformano, crescono e pigmentano cambiando colore fino alla maturità. Tornano, con un lungo viaggio attraverso le correnti del Golfo, verso i luoghi della riproduzione.
Dietro l’angolo della storia, dove le grandi narrazioni non sono più adatte a legittimare un progetto totale, siamo immersi nella conoscenza particolare delle micronarrazioni private, il nostro tesoro di comprensioni frammentarie. Proprio nell’atmosfera ostile ed arida della scienza, alle prese con le delucidazioni di fatti che irrigidiscono la fluidità della vita e dei comportamenti naturali, riemerge inaspettatamente la fabula con le sue successioni di eventi discreti, ritmati, testimoniando così della propria ineluttabilità. Ne germoglia la trama di un epos biologico che nell’immagine della greca Bios, forma di vita determinata, propria del singolo, allude alla nuda vita, pura e semplice, non individuata, della Zoé, ricreando un microclima nello spazio della loro differenza adatto alla crescita del mito. Se possiamo orientare le nostre azioni solo in virtù di piccoli mondi immaginati ed utopie istantanee, Jessica Carroll suggerisce di accogliere e frapporre la Poiesis tra le piccole mosse e i nostri scopi.


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.