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Vivo

Testo critico

LUOGO: Imbiancheria del Vajro - Via Imbiancheria, 12 10023 Chieri (TO)
DATA: dal 15-10-2010 al 14-11-2010


Non è più possibile protrarre dubbi circa la portata epocale dei cambiamenti dovuti alla crescita della sfera virtuale nella nostra esperienza. Assorbita dalla marea cibernetica per mezzo dei vari dispositivi interfaccianti con il terminale e la rete, la natura del soggetto sta per essere riconvertita in un fascio di informazioni trasferibili e computabili. Il mondo, invece, viene riprogrammato su una matrice digitale innervata da connessioni al silicio.
Alessandro Bulgini porta la sua azione nei circuiti di quella sfera pervasiva, adottandone dall’interno i metodi per attirarli verso un punto critico, di presa di coscienza o rottura. Per un anno, ogni giorno, attesta la sua esistenza nello spazio personale aperto sul social network Facebook. Vivo è ossessivamente ripetuto dalla data di inizio fino all’ultimo giorno, sovrascritti in una delle dodici tavole per chiudere il tempo nell’unità dell’allegoria. L’insistenza rituale lascia tuttavia indimostrata la sua verità. E’ davvero Bulgini la persona che scrive? O si tratta di un furto d’identità, comune e ignorato per una sorta di abitudine rassegnata degli utenti? L’irresolutezza di tale questione si accompagna all’importanza delle sue conseguenze. A partire dalla prima attestazione esistenziale, attraverso i codici del network si ricostruisce a ritroso tutto il vissuto storico della persona, gli incontri che hanno costellato la sua vita, gli eventi raccontati ed esposti al pubblico dalla sua rete di amici. Amori, frequentazioni, amicizie, galleristi, collezionisti, vicende, foggiano un costrutto soggettivo riconoscibile attraverso le inscrizioni sulle tavole-videate; un preciso identikit che, se da una parte espone informazioni private dell’artista e della sua comunità, dall’altra dichiara che la corrispondenza con il vero Bulgini è soltanto simulata, pura finzione discordante con un vissuto emotivo, o addirittura con il soggetto stesso.

 

 

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.