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Trittico cinetico

Testo critico

LUOGO: Imbiancheria del Vajro - Via Imbiancheria, 12 10023 Chieri (TO)
DATA: dal 15-10-2010 al 14-11-2010


La stagione del Cinetismo internazionale è un caso emblematico di come gli scambi tra creatività e tecnologia abbiano favorito nuove sperimentazioni. Alcune di queste si sono svolte, sotto il profilo del movimento e del tempo, nell’ambito delle ricerche sulla percezione che i laboratori artistici mutuarono da quelli filosofico-scientifici.
Con il rigore di un teorema geometrico, in quegli anni Claudio Rotta Loria spinge fino al limite dell’oggettivazione il rapporto tra l’opera ed il fruitore, trasformando la visione in puro fatto ottico-percettivo distribuito tra coscienza ed oggetto. Questa riduzione è però votata alla manipolazione del convenzionale spazio cartesiano continuo ed infinito - vale a dire assoluto - sul quale vengono esercitate pressioni deformanti. La parete di supporto diventa sfondo per la figura, fondendo così il campo della rappresentazione con il piano reale in un’unica dimensione concreta. In tal modo si infrange la costruzione dello spazio fittizio secondo le istruzioni della prospettiva rinascimentale, estesa invece tra la tela-finestra e il punto di fuga situato sul finto orizzonte. Tuttavia, nel Trittico Cinetico la tensione verso uno spessore spaziale persiste. Nelle assonometrie, infatti, alla linea obliqua è assegnato il compito di creare l’illusione della profondità in un volume rappresentato sul piano. L’inclinazione degli elementi del trittico devia la precisione angolare della terza dimensione assonometrica, ricreando una lieve illusione di profondità non concorde con l’esperienza ordinaria. Alla nuova esperienza concorrono le oscillazioni appena percettibili che accentuano le anomalie dello spazio giocate sui suoi assiomi. L’esito è un’eccitazione ottico-percettiva resa più intensa dal colore carico e brillante dei segni obliqui, tale che, con le istanze dei nuovi teoremi artistici, la percezione viene sospinta verso una nuova idea di spazio più flessibile, ed alla coscienza si rivela il proprio ruolo nella sua fondazione.

 

 

 

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.