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Stupor Mundi

Testo critico

LUOGO: Imbiancheria del Vajro - Via Imbiancheria, 12 10023 Chieri (TO)
DATA: dal 15-10-2010 al 14-11-2010


Filippo di Sambuy descrive la sua impresa artistica come un’attività impegnata nel contrastare l’entropia. In fisica, l’indice entropico misura il grado di disordine all’interno di un sistema dinamico, fino ad uno stadio infimo di caos assoluto da cui dilegua ogni residuo di ordine, valore e bellezza.
L’immagine mediatica è assunta da Sambuy come paradigma del livellamento nella comunicazione, oggi sostanziata da messaggi incapaci di meravigliare e fecondare la nostra esperienza, e nella quale viene a mancare un senso qualunque al di là della trasmissione telematica. Contro di essa, l’artista intende opporre immagini che attingono direttamente alla radice dell’essere, diffondendone la forza creatrice con ordini di intensità ed armonia crescenti.
Individuando la pittura come mezzo d’elezione capace di incarnare l’innata esigenza di esprimersi che impegna più in profondità l’uomo, Sambuy dà vita a dispositivi medianici con figure che prendono gradualmente corpo durante l’esperienza della visione, puntando al suo centro per trarla verso la propria fonte sovrasensibile, collocata nella sfera della trascendenza. In questa ritroviamo quel dono di forme ed energia che dai primordi del tempo e dello spazio arricchisce con infinita generosità il cosmo, nei cui segni mediati dall’arte si manifesta quell’unità di pensiero ed infinito oggetto dell’intuizione estetica.
Senza poter cogliere i profondi ed insondabili segreti delle icone stagliate sullo sfondo dell’essere, la contemplazione conduce a credere in una vita propria che dall’opera emana e muove verso l’area più pura della nostra sensibilità.

 

 

 

 

 

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.