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Noi

Testo critico

LUOGO: Imbiancheria del Vajro - Via Imbiancheria, 12 10023 Chieri (TO)
DATA: dal 15-10-2010 al 14-11-2010


Le figure che Luigi Stoisa traccia nello spazio per mezzo della luce oppongono una resistenza attraverso l’uso relazionale dell’energia, distinto all’interno della frenetica massa dei flussi di corrente, come se nel caos incorporeo di elettroni una lampadina s’accendesse per rischiarare la lenta e palpabile intimità fra due amanti. La compresenza, in Noi, è per l’artista il valore posto al centro di una condivisione di spazio e sentimento, dalla quale irradia quella pienezza di senso che descrive la natura dell’uomo ed apre al mondo la sua esistenza finita. Da questa prospettiva, la relazione si costituisce come cifra di quell’Essere-con-altri (Mit-sein) che l’analisi heiddeggeriana scoprì essere essenziale per una determinazione ontologica del soggetto.
Con la loro attenzione alle dinamiche dei luoghi e ai caratteri che individuano i contesti, gli interventi di Stoisa si traducono spesso in operazioni site specific che assorbono il paesaggio incontrato di volta in volta nella varietà degli elementi espressivi dell’opera. Due silhouettes si delineano luminosamente nel cuore di un ambiente protetto, suggerendo così, tra luce e relazioni umane, un originario rapporto metaforico che viene lasciato interagire con l’installazione museale. Sulla macchina conservata all’interno dell’Ex Opificio convergono gli obiettivi di rappresentazione e tutela della memoria del genius loci, anima storica del territorio e dei suoi abitanti, grazie anche all’enfasi estetica dell’allestimento. Stoisa sottolinea l’intenzione artistica dei curatori del museo, diluendo le distinzioni tra l’arte di cui si fa rappresentante e la prosa documentaria delle macchine tessili. La sua luce si rende così vicaria di quell’ultimo bagliore nel passaggio verso l’obsolescenza, sulla soglia tra valore d’uso al tramonto e dignità aurorale nella memoria.

 

 

 

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.