Seguimi sui Social Network

Crearsi un’identità virtuale (Sul paradosso della realtà)

Testo critico

LUOGO: Imbiancheria del Vajro - Via Imbiancheria, 12 10023 Chieri (TO)
DATA: dal 15-10-2010 al 14-11-2010


Nel cuore digitale del video di Andrea Paolini si cela un complesso algoritmo che definisce e guida le istanze di movimento del cursore all’interno del perimetro del monitor. Una cancellatura rovesciata rende manifesta l’immagine anziché dissolverla, lasciando apparire una mano che muove un mouse che disegna una mano che muove un mouse che disegna una mano… Lo spazio si ritira nella virtualità con un cortocircuito della rappresentazione, assorbendo nei fantasmi della ripetizione infinita anche il tempo concreto della mano originale.
L’ingegnere postmoderno è consapevole - o dovrebbe esserlo – che i modelli matematici per la simbolizzazione dello spazio urtano contro l’irrappresentabilità del reale. Lo spazio intermediale (fra una rappresentazione mediatica e un’altra, fra modelli diversi del mondo) satura la nostra conoscenza della realtà attraverso schemi per i quali le immagini fungono da accidenti riempitivi. Ma proprio questo vuoto serrato fra significanti e segni che si rinviano l’un l’altro illimitatamente, senza contatto con le cose, attiva allo stesso tempo un senso perturbante di soffocamento. L’uomo avverte la mancanza d’aria nella matrice virtuale autoriflessiva, insieme alla nostalgia di quello spazio consueto e “arieggiato” paradossalmente vissuto nella quotidianità: uno spessore sensibile non imprigionato fra due immagini.

 

 

 

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.