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Agoni-a

Testo critico

LUOGO: Imbiancheria del Vajro - Via Imbiancheria, 12 10023 Chieri (TO)
DATA: dal 15-10-2010 al 14-11-2010


Con la fine della modernità, il riflusso antistorico partito da questa soglia imprecisa ha trasformato e raccolto i fatti artistici in un bacino disponibile per le ripetizioni contemporanee. Quando ad appropriarsi di una tattica moderna sono state le donne, la loro posizione marginale (preferiremmo dire eccentrica, ma vogliamo, d’altra parte, essere obiettivi) ne ha mutato fortemente la sensibilità, i paradigmi e le angolature concettuali.
Più che mistificare l’oggetto d’uso, la strategia post-pop di Laura Ambrosi sussurra la magnificenza del gesto minimo, ritratto in un frammento glorioso di intimità, semplice ma ogni volta eroico fra le incrinature dell’esperienza quotidiana. La causa sufficiente per le modulazioni sinuose e tattili delle sue sculture è la gravità lieve dell’accidente domestico, colto nella serie di microeventi pregni di significato che costellano il ristretto universo soggettivo.
Adottando il dispositivo della variazione di scala, Ambrosi non solo traspone una porzione sineddochica del vissuto privato nell’area di condivisione pubblica, ma mette in atto un trasferimento simbolico per mezzo del quale, da modello ridotto della realtà, il segno si estende alla rappresentanza di universali quali il femminile, il quotidiano, l’azione debole ma sicura che corrisponde ad una prassi flessibile nella vita.
Invitati a trattenere il respiro per cogliere il singolo evento, dal titolo sentiamo affiorare un monito, un’inquietudine sottile. Agoni-a sembra alludere a percezioni sottocutanee, punture dal significato ambiguo, di sensi di colpa e punizioni, ma anche il lento spendersi di un’intera vita senza evasioni. Per questo la riflessione rimane assorta sullo spazio interno anche nella tensione verso il design.
L’attenzione verso le tecnologie dei materiali consente all’Ambrosi di realizzare opere che appaiono come sviluppi di rendering tridimensionali studiati per ottimizzare soluzioni ergonomiche e decorative. Ne nasce un vago sospetto: che l’artista sia impegnata nella fusione di pratiche nuove e antiche per rendere più confortevole il proprio isolamento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


È peculiare all'Arte di inventare menzogne che elevano il falso alla più alta potenza affermativa. Gilles Deleuze.